Michelangelo Pistoletto
Quadri specchianti
Negli anni ’40 e ’50 del Novecento gli artisti mondiali iniziano a porsi dei quesiti esistenziali sul ruolo dell’artista e dell’arte, in una società che avanzava molto rapidamente a livello tecnologico e scientifico. Poiché la tecnologia, in particolare la fotografia, stava iniziando a sostituire la mano dell’artista, ci furono momenti di titubanza e di riflessione da parte dei più importanti artisti mondiali su questi temi.
All’inizio della sua carriera non fu estraneo a questi quesiti esistenziali neanche Michelangelo Pistoletto, questo fenomeno esistenziale lo portò a porsi le fatidiche domande: “Chi sono io?”, “Perché esisto?”.
Michelangelo trovò la sua risposta nell’autoritratto, poiché era la modalità per vedersi e per potersi conoscere.
Nel suo processo creativo figurativo, ma anche creativo conoscitivo andò contro corrente rispetto ai grandi artisti moderni di quegli anni, i quali gettavano materia fisica, stratificata sulla tela, pensiamo ad esempio a Pollock, Rothko, Fautrier e De Kooning.
Invece Pistoletto meditò di iniziare a lisciare la materia e provare a sottrarre anziché aggiungere.
Iniziò quindi a dipingere un suo autoritratto da una tela nera, che era coperta da una vernice lucida.
In quel momento vide e capì che questa tela nera luccicava e portava luce dentro ad essa, cominciò a dipingere scrutandosi nella tela stessa e non più da uno specchio, come tutti gli artisti della storia dell’arte avevano fatto prima di lui.
Dipingendosi tra i riflessi di quella tela nera Pistoletto notò che la sua figura era viva sulla tela, sia nell’atto del dipingere, poiché si stava formando la sua immagine raffigurata sulla tela, sia perché vedeva il suo riflesso, il suo corpo muoversi sul fondo lucido della tela.
Quel momento fu illuminante per Pistoletto, ci fu un’epifania, comprese che da quel riflesso non passava solo lui, ma poteva passare l’umanità intera, l’esistenza tutta.
Michelangelo non stava più facendo un suo semplice autoritratto, era giunto a fare l’autoritratto del mondo, dando una risposta finale ai suoi quesiti esistenziali.
Iniziò quindi a perfezionare questa sua scoperta, passò infatti dalla tela nera lucida agli specchi, per poi giungere definitivamente negli anni ’70 alle lamiere di acciaio lucidato, che utilizzerà per tutta la sua carriera fino ai nostri giorni.
Un altro grande primato di Pistoletto fu quello di riuscire in un’impresa che nessuno nella storia dell’arte aveva mai compiuto, qui di seguito riportiamo le sue parole:
“Si è sempre lavorato nello spazio di una tela o di una superficie, ma non c’è mai stato dentro ad un’opera d’arte il movimento, il passare del tempo e lo spazio, sì, si è lavorato nello spazio, ma mai il tempo si è verificato nel suo esistere,…, c’è sempre stata l’intenzione dell’arte e degli artisti di raggiungere il tempo e io l’ho raggiunto nella sua verità, il tempo stesso si manifesta all’interno del quadro verso di noi.”
Con i quadri specchianti Pistoletto ha creato un unicum nella storia dell’arte, che grazie alla loro incredibile completezza teorica ed estetica pongono i quadri specchianti ad essere sempre contemporanei in qualsiasi contesto.
L’impegno profuso lungo la Sua illustre carriera, composta dai “Quadri specchianti”, “la Venere degli stracci”, “la Cittadellarte” e molte altre creazioni, oltre ad annoverarlo nel Gotha degli artisti, lo hanno portato ad essere candidato al premio Nobel per la Pace 2025.
In conclusione Michelangelo Pistoletto, insieme a Lucio Fontana, sono stati gli artisti che sono riusciti a rivoluzionare e cambiare maggiormente l’arte moderna in un periodo storico nel quale l’arte poteva soccombere e perdere di significato. Pistoletto e Fontana hanno dato una nuova vita all’arte e alla creatività umana, non a caso è in corso tramite la Fondazione Prada a Shanghai la mostra “Mirroring : Lucio Fontana e Michelangelo Pistoletto”.
Testo di Nicola Fas