Fathi Hassan

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Fathi Hassan nasce da una famiglia egiziana e sudanese.Durante gli studi conosce Ghaleb Khater, affermato scultore nel panorama artistico nazionale, che rimane favorevolmente impressionato dalla creatività e dall'interesse per l'arte di Hassan. Nel 1978 si trasferisce in Iraq, dove lavora per il governo al Ministero dello Spettacolo. Elabora quadri animati a Mossul e nello stadio nazionale di Baghdad con Kazim Haidar, uno dei più importanti pittori iracheni dell'avanguardia del dopoguerra.[senza fonte]A 22 anni, nel 1979 grazie ad una borsa di studio conseguita presso l'Istituto di Cultura Italiana del Cairo, Hassan si trasferisce in Italia, per frequentare l'Accademia di Belle Arti di Napoli. Nello stesso periodo l'artista frequenta la Galleria di Amelio, dove conosce e frequenta diversi artisti come James Brown, Joseph Beuys, Mimmo Paladino, Nino Longobardi, Mattel Torp e Richard Long. Si diploma nel 1984 con una tesi sull'"Influenza dell'arte africana nel Cubismo".Nel 1988 il critico d'arte Achille Bonito Oliva lo segnala alla XXIII Biennale di Venezia, dove partecipa nella sezione "Spazio Aperto 1988". Fathi Hassan diventa il primo artista di origine africana presente alla presente alla Biennale di Venezia[1]. Lo Smithsonian Institute di Washington D.C. lo cataloga e inserisce fra gli artisti di "Textures, word and symbol in Contemporary African Art". Nel 2000 si pone all'attenzione di diversi critici italiani tra cui Enrico Crispolti[2].Il Metropolitan Museum of Art di New York City lo cataloga inserendolo negli artisti della "Youth Generation"[3].

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